Duemiladiciannove

Tra i buoni propositi di quest’anno ho messo, ahimè, anche impegnarmi un po’ di più col qui presente blog (non che ci voglia molto, considerando il conta-articoli degli ultimi tre anni).

Probabilmente è una cavolata, e probabilmente Pensieri d’Inchiostro finirà ancora sotto metri di polvere. Però dai, proviamoci lo stesso 🙂

 

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10 anni di scribacchiature (e sentirli tutti)

Si dà il caso che la sottoscritta tenga un diario più o meno segreto.

Si dà anche il caso che la prima entry di questo diario porti la data 17 agosto 2008.

È passato un bel po’ di tempo, ma ricordo ancora quel pomeriggio estivo, in cui ho creato un nuovo documento e ho scritto “Ciao Diario” in cima alla pagina. Una decisione nata dal nulla, pensavo all’inizio.
Oggi penso che se ho cominciato quel diario è perché ne avevo bisogno. Non so proprio dire come mai quel giorno in particolare, però è successo, ed eccomi qui a parlarne esattamente un decennio dopo.

Nel corso degli anni ovviamente il diario si è evoluto: da documento Word su cui scrivevo i miei sfoghi imbarazzanti da adolescente ribelle in perenne crisi ormonale, è passato poi a un vero e proprio diario cartaceo (i.e. quelli di scuola) su cui annotavo le “perle” dei professori e i fatti divertenti successi tra i muri della mia classe, fino ad arrivare alla versione attuale: “pensieri giornalieri” ospitati nelle app Evernote e/o Journey, che offrono salvataggio sul cloud e servizio multipiattaforma, più adatti alle mie esigenze di oggi (è importante stare al passo coi tempi, poffargatto 🙂 ).
Poi c’è stato il presente blog, naturalmente (e che, credevi mi sarei scordata di te, amore mio?): tra alti e bassi (pochi alti e molti bassi), anche Pensieri d’Inchiostro fa parte della “storia”.
Il diario ha inoltre visto varie lingue: l’italiano ovviamente, soprattutto all’inizio, poi qualche tentativo con l’inglese, pochi tentativi mal riusciti col tedesco, infine un mix di inglese e italiano, per migliorare il primo e non dimenticarmi il secondo – vivendo in Inghilterra, non si sa mai quel che ti può succedere.
(All’inizio, tra l’altro, credo che fosse scritto col “fantastico” Comic Sans, che in seguito con ogni probabilità ho cambiato nell’intero documento, a causa di forti attacchi di nausea dovuti alla sola visione del font stesso.)

Una cosa però non è mai cambiata, ovvero lo sforzo quasi-quotidiano di mettere per iscritto i miei pensieri (quasi, perché in certi brevi periodi non ho scritto affatto). Non mi è mai importato se fossero imbarazzanti, sconvenienti o persino, col senno di poi, stupidi, ma soltanto di scriverli per lasciare una traccia di quello che ero e che sono.

Dopo dieci anni, devo dire, sono contenta di averlo fatto e di non aver lasciato che la maggior parte di quei pensieri si perdessero. Se non altro, adesso mi rimane un bel malloppo di roba divertente da leggere… poi diciamocelo, secondo me non è un caso che abbia iniziato a prendere bei voti in italiano proprio a partire dai tredici anni 🙂

E niente: tanti auguri, caro diario, e grazie per avermi accompagnato fino a qui.

prima-pagina

PS: incredibile quanto offuscare un testo lasciando solo una manciata di parole lo faccia sembrare molto intelligente e profondo, pur essendo scritto da una tredicenne. Spoiler: non lo era affatto, ma tanto nessuno lo leggerà mai 🙂

PPS: sappiamo tutti quanto la Microsoft si impegni a aggiornare regolarmente i propri prodotti, spesso e volentieri rendendo incompatibili o almeno di difficile lettura i documenti creati solo con la versione precedente a quella attuale. Per questo motivo, la schermata presente nell’illustrazione potrebbe non rappresentare fedelmente ciò che la sottoscritta utilizzava qualche era informatica fa. Suvvia, rimane comunque un pezzo d’antiquariato.

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La prima volta che ho perso l'aereo (non per colpa mia)

Riassunto della mia avventura di ieri per tornare a casa

– Ore 6.30 (di Greenwich): mi alzo, faccio colazione e metto le ultime cose in valigia.
– Ore 8: prendo il bus per arrivare in centro e poi il treno fino all’aeroporto. Durante il viaggio scopro che il primo volo, Manchester-Bruxelles, partirà con 45 minuti di ritardo, ma non mi preoccupo perché tanto a Bruxelles avrò comunque abbastanza tempo per raggiungere il secondo volo (se se, credici finché sei in tempo -.-).
– Ore 12.25: Finalmente decolliamo, con il ritardo che è arrivato a un’ora e venti. Durante il volo scopriamo che la ragione del ritardo è un favoloso sciopero del personale a Bruxelles, tuttavia presto ci sanno dare le info precise riguardo ai gate dei voli successivi, e sentendo nominare anche il mio mi tranquillizzo pensando che *dovrebbero* aspettarmi, visto che a quanto pare sanno che sono sull’aereo in ritardo.
– Ore 14.47 (di casa): atterriamo a Bruxelles esattamente quando sta iniziando l’imbarco del secondo volo, Bruxelles-Bologna. Io sudo in partenza pensando a quanto dovrò correre per prendere quell’aereo, per cui tuttavia nutro ottime speranze per via del punto precedente. Ovviamente dobbiamo aspettare il bus che dall’aereo ci porti al gate: tra l’attesa e il viaggio arrivano le 15.
– Ore 15: Non c’è tanta gente ai controlli, ma una sola fila è aperta e le guardie aeroportuali se la stanno prendendo piuttosto comoda. Arriva anche un simpatico tizio che decide che soltanto lui ha fretta e decide di passare davanti a tutti. Io e una signora inglese facciamo gentilmente notare che i nostri aerei partono tra 15 minuti, ma il tizio passa lo stesso. Per fortuna me la sbrigo velocemente tra i controlli di valigia e passaporto, al che schizzo alla ricerca del mio gate quando da orologio mancano ormai solo 5 minuti al presunto decollo.
– Ore 15.10: corro verso il mio terminale che “Usain Bolt levati proprio”, rischiando di investire un numero imprecisato di persone (sorry, ero un po’ di fretta).
– Ore 15.14: arrivo ad A54, due gate prima del mio a 50 metri di distanza, che i tabelloni dicono ancora “Ultima chiamata”. Anche se sto morendo penso che mi manca solo un ultimo sprint per farcela.
– Ore 15.15: passo al gate A56 e noto che il tabellone ora dice “Gate closed”. Impreco.
– Ore 15.15 e 30 secondi: arrivo finalmente all’A58 che è perfettamente deserto, e capisco che nonostante le promesse si sono ben guardati dall’aspettarmi. Dico addio al volo e impreco, tanto.
– Ore 15.20: raggiunto l’ufficio informazioni e chiedo qual è il prossimo volo su cui posso salire. La dolce signora al banco mi annuncia che di voli diretti non ce ne sono, però posso fare scalo a Fiumicino e arrivare sempre a Bologna, partendo dopo le 18. Rassegnata, ovviamente accetto. La signora prova pietà per me e mi regala un buono da spendere in un ristorante del terminal.
– Ore 15.30: mi consolo decisamente per il volo perso mangiando waffel e Nutella. Giro un po’ per i negozi, leggo, ascolto musica per far passare il tempo prima dell’altro volo.

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Marta Holmes e il Mistero della Macchia Nera

Stanotte mi alzo per andare in bagno e durante il processo noto che la mano destra è tutta sporca di nero. Me la pulisco e intanto mi accorgo che anche il pigiama presenta strisciate scure sul fianco destro, di quello che sembrerebbe inchiostro. Torno a letto e noto una chiazza nera sul lenzuolo, a quanto pare responsabile del danno.
Ma il mistero è fitto: come c’è finita una macchia d’inchiostro sul letto?
Inizio a pensare alle cose che vi ho appoggiato durante il giorno: vestiti, il computer… lo zaino. Afferro quest’ultimo e scovo una macchia nera sul fondo, al che mi viene l’illuminazione: apro lo zaino e ci trovo la penna che avevo incautamente buttato dentro e che aveva ben pensato di scoppiare.
Alla fine il caso è risolto: la malefica penna viene assicurata alla giustizia e io me ne torno a dormire, pensando che la mattina mi toccherà lavare pigiama, lenzuola e zaino in un colpo solo, ma soprattutto che Sherlock sarebbe fiero di me per le mie deduzioni delle due di notte.
Fine.

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Erasmus & Co: come studiare all'estero – Intro

Così su due piedi mi vengono in mente almeno 20 nomi di miei coetanei e non che durante il liceo hanno trascorso un periodo all’estero: chi in terza, ma soprattutto in quarta; chi con Wep o Intercultura; chi per sei mesi e chi per un intero anno scolastico; chi in Scandinavia, chi in Canada o Stati Uniti e persino chi in Australia e Nuova Zelanda.
Tante storie e destinazioni diverse, ma su una cosa tutti concordano: che la loro è stata un’esperienza indimenticabile, grazie ai luoghi, alle persone e soprattutto alle culture che hanno imparato a conoscere.

“Non tutti quelli che vagano si sono persi.” – J.R.R.Tolkien

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Topolina oltreoceano

Buongiorno a tutti, amici! Oppure buona sera, buon pomeriggio, buona notte… Insomma, per dirla breve non so più che ore siano a casa mia, quindi scegliete pure il saluto in base al momento della giornata in cui leggerete questo articolo 🙂

Naturalmente vorrei già martellarmi le dita per aver riaperto il blog e averlo già abbandonato per più di un mese, ma per fortuna ho dei buoni motivi per essere sparita nelle ultime settimane, che trovate in parte in uno scorso post. Ormai tre settimane fa, infatti, la vostra Topolina ha preso l’aereo per la terza volta nella sua vita ed è volata negli Stati Uniti, per cominciare il primo semestre come exchange student presso il mitico College of Charleston.

Dopo un’avventura di alcuni giorni lungo la East Coast, sono finalmente e definitivamente arrivata a Charleston, dove tra poco inizieranno le lezioni.

Welcome to Charleston!

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Di vestitini, libri e tartarughe

Il 29 luglio, giorno in cui lascerò l’Italia per un po’, si avvicina.
Mentre il mio cervello – complice forse anche il caldo di questi giorni – manifesta segni di schizofrenia con pensieri del tipo

Happiness

“Che bello, non vedo l’ora! Tra poco me ne andrò da sola a esplorare il mondo e vivrò un sacco di esperienze meravigliose!”

e al tempo stesso

paura

“Ommioddio, che fifa bestiale che ho addosso, ma chi me l’ha fatto fare??”

(anche se, per fortuna, prevale il primo), mi viene in mente che forse non sarebbe male pensare a un qualche regalino per coloro che mi ospiteranno mentre sono in America. Continue reading

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Scrivere per (vedersi) crescere

Ora che vi ho elencato un po’ de li fattacci mia – sperando di non avervi annoiato troppo -, forse vi starete domandando cosa c’entrino con la riapertura del blog.
Il fatto è che nell’ultimo anno ho vissuto tante nuove esperienze, e probabilmente i prossimi mesi saranno altrettanto pieni, se non di più: trasferirmi in un’altra città e iniziare ad abitare da sola, organizzarmi con pagamenti, scadenze e tutta la burocrazia immaginabile, affrontare esami non alla “tanto per” ma consapevole che ognuno di essi è un piccolo mattone per costruire il mio futuro… tutte piccole conquiste che hanno contribuito a farmi crescere.

Si ringrazia la Burocrazia per aver puntualmente contribuito a farmi imparare a cavarmela da sola :)

Si ringrazia la Burocrazia per aver puntualmente contribuito a farmi imparare a cavarmela da sola 🙂

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Come non annoiarsi mai

Vi avevo promesso le novità che Pensieri d’Inchiostro 2.0 porta con sé, e anche cosa ho combinato in questi mesi che mi abbia fatto quasi sparire da internet. Eccomi qua ad illustrarvi tutto quanto.

Avevo già scritto nel post Missing Mice che ho cominciato (e ormai concluso) il primo anno di università: tra esami e progetti vari sono arrivata a luglio piuttosto stanca. Però sebbene l’università richieda un impegno costante, credo sia inutile specificare che la mia vita è decisamente cambiata in meglio rispetto al liceo, a partire dall’interesse per le discipline di studio e dal livello superiore con cui queste mi sono state presentate (seee, basta fare matematica con l’unico scopo di sopravvivere alla Terribile Seconda Prova o studiare un inglese da scuola elementare!).
Approfondirò senz’altro la cosa in futuro, però intanto vi basti sapere questo: non tornerei mai e poi mai indietro 🙂

Università tutta la vita!

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