Su tatuaggi, piercing & diciottenni

Inauguro gli articoli di agosto con un post un po’ diverso dal solito, tramite il quale vorrei creare degli spunti di riflessione e – perché no? – di discussione.

Molti di voi sapranno che poche settimane fa ho compiuto diciotto anni, e naturalmente tutti i nati nel ’95 come me nel corso del 2013 hanno festeggiato, o festeggeranno, l’ingresso nel mondo dei maggiorenni.
Fin qui niente di cui stupirsi: col tempo si cresce e si diventa grandi, su questo non ci piove. Ciò che mi ha sempre meravigliato, anche non tra quelli della mia annata, è un semplice fatto: per un numero considerevole di neo-diciottenni, come ho avuto modo di notare tra i miei più o meno coetanei, il “massimo” regalo da chiedere ai genitori è il permesso di farsi un tatuaggio o un piercing. Anzi, alcuni addirittura tornano a casa con un piercing senza nemmeno averne discusso prima in casa.

Ora, vi parla una ragazza che non ne ha mai voluto sapere nemmeno di farsi i buchi per gli orecchini, che sopporta a malapena anche collane e braccialetti e a cui vedere un anellino nel posto “sbagliato” fa ribrezzo (e che per i diciotto anni ha chiesto ai suoi di regalarle i cd dell’opera omnia di Händel), quindi forse sono l’ultima ad avere il diritto di trattare questo delicato argomento… però è una cosa che mi preme molto lo stesso, e lasciatemi dire quanto un’usanza del genere mi lasci perplessa.

Quello di cui si parla un po’ meno spesso, infatti, sono gli “effetti collaterali” che comporta il farsi un tatuaggio o un piercing: in primis il dolore durante l’operazione (è vero che dipende dalla posizione, da chi la esegue e da tanto altro, ma si tratta comunque di incidere o forare la pelle)… ma soprattutto ciò che viene dopo. Anche nonostante tutte le norme igieniche che si possano prendere, del resto, l’inchiostro e il metallo rimangono pur sempre dei “materiali estranei” che il corpo può benissimo – e a buon diritto – rifiutare.

Conosco, per esempio, diversi portatori di piercing alla lingua, al labbro o ad altre parti in comune con la bocca che nei primi tempi dovevano stare ultra-attenti a quello che mangiavano, anche a causa del gonfiore, e che devono tuttora fare lavaggi col colluttorio più volte al giorno per prevenire infezioni e acciacchi vari (che comunque prima o poi si presentavano sempre). La maggior parte di coloro che hanno il brillantino al naso mi dicono di non sopportare l’inverno, durante il quale un semplice raffreddore fa vedere loro un bel po’ di stelle. O ancora, vedo spesso ragazze a cui l’orecchio fa un male cane quando i capelli sbattono contro il secondo o il terzo orecchino.

Ma grazie!, diranno in tanti. Saranno tutti andati da un tatuatore/piercer poco bravo, magari per spendere meno! 

Appunto: una mia conoscente era andata a farsi un piercing all’ombelico in un negozio aperto da poco per pagare 20€ in meno, e il buco, oltre a farle un male cane, aveva sanguinato un sacco per poi smettere e riprendere la sera, quando la suddetta era a una festa con un vestito chiaro (ahiahi, che padellata!).
Insomma, il punto è che i ragazzi che conosco a cui poteva andare meglio sono molti, forse troppi in confronto a quelli che si considerano pienamente soddisfatti.

Domandando in giro quali siano i motivi della scelta di farsi un piercing o un tatuaggio, ho ricavato in sostanza che, nella maggioranza dei casi, il desiderio è quello di imprimersi sulla pelle un disegno o una frase dal significato importante (nel caso del tatuaggio), o comunque di volersi “marchiare” in modo significativo a seguito di un evento speciale come può essere il diventare adulti – almeno dal punto di vista della legge. Detto in breve, di entrare nel mondo degli adulti non solo psicologicamente ma anche fisicamente, tramite un segno che li identificasse come tali.
Ora mi darete della vecchietta bisbetica che mette la pulce nell’orecchio a tutti, ma non posso fare a meno di pensare questo: per come la vedo io, il fatto che un ragazzo/a debba mostrare un tatù o un piercing per sentirsi adulto non è altro che una prova che in realtà adulto non lo sia affatto, in particolar modo a livello mentale.

D’accordo, oggi esistono tecniche che permettono di far sparire i tatuaggi e togliere piercing senza lasciare cicatrici (così mi dicono), ma personalmente non posso fare a meno di trovare una scelta del genere piuttosto stupida: uno spende tanti soldi nientemeno che per farsi del male, diventare dipendente da colluttori e disinfettanti vari e, in sostanza, per rovinarsi la salute.
Nonostante tutto sono del parere che ciascuno di noi debba essere libero di operare le sue scelte e di gestire la propria vita come preferisce, ovviamente accettandone le conseguenze, e l’ultimo mio intento è quello di fare del moralismo. Però mi domando davvero se valga la pena danneggiare il proprio corpo (perché di danneggiare si tratta, alla fine) per una motivazione sterile e superficiale.

Siete d’accordo con me oppure la vedete in modo diverso? A voi la parola: mi interessa molto conoscere anche punti di vista diversi dal mio, perciò sbizzarritevi pure – naturalmente nel rispetto delle opinioni altrui.

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[Recensione] Il ragazzo del destino

Di ritorno da Lo Hobbit (ma come, ancora non lo avete visto? Correte subito, è un ordine!), rieccomi qui con una nuova recensione del progetto, naturalmente sulle note di Beethoven nel giorno del suo 242° compleanno 🙂

il ragazzo del destinoTitolo: Il ragazzo del destino
Autore: Maria Elena Gattuso
Generi: paranormal romance, adolescenti, destino
Editore: Il ciliegio
Collana: Narrativa
Pagine: 336
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: €17,00 (eBook €9,49)
ISBN: 9788888996790
Formato: brossura (eBook in ePub/Mobi)
Valutazione: 
Grazie all’autrice per avermi inviato il libro in formato eBook.

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RIASSUNTO – Il Destino, un insieme di eventi inevitabili e non solo. Nelle sue molteplici forme diviene umano possessore di corpi quasi assenti. Attorno ad esso, la vita di Rebecca, dolce e pensierosa, mossa da una inavvertita voglia di cambiamento. Tra i due un patto. Quest’ultima la parola chiave che lega immaginazione e calamità ad un breve arco di tempo: sette giorni alla protagonista per poter sconfiggere il fato. In lei, una domanda catartica, l’attrazione per le cosiddette coincidenze e un susseguirsi di prove che rendono instabile e lacunoso il suo cammino di trasformazione. Tra le pagine, l’Amore, inteso come cuore pulsante che recita realtà e desideri, lontano da spiegabili eventi e vicino a tipiche suggestioni giovanili. Eppure, il fulcro del romanzo resta la volontà. Ciò che muove il mondo è il non arrendersi anche quando scompare un ultimo spiraglio.

gattusoL’AUTRICE – Maria Elena Gattuso è nata a Montalcino (Siena) nel 1988 e risiede a Scandicci (Firenze). Ha conseguito la laurea in Comunicazione Linguistica e Multimediale, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli studi di Firenze. Attualmente è iscritta alla Laurea Magistrale in Scienze dello spettacolo (Prosmart), situata a Prato. Contemporaneamente frequenta la scuola di formazione per giovani attori “Il Mestiere del Teatro” del Teatro Stabile Metastasio di Prato. Il ragazzo del destino è la sua opera prima. L’ispirazione per questa storia le è venuta in seguito a un fatto realmente accaduto: un ragazzo a lei sconosciuto un giorno le salvò la vita, catturando in modo insolito la sua attenzione. Non ha mai potuto ringraziarlo.

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