Libreschi pensieri – 8

– 
Sulla porta del laboratorio era appesa una targa, una piccola targa di latta. Meggie ne conosceva le parole a memoria. Era con quei caratteri antiquati, dalla forma appuntita, che aveva iniziato a cimentarsi con la lettura.
CERTI LIBRI VANNO ASSAPORATI LENTAMENTE, 
ALTRI DIVORATI IN UN SOL BOCCONE.
E SOLO ALCUNI, POCHI, VANNO MASTICATI
PER DIGERIRLI COMPLETAMENTE. 
All’epoca, quando doveva ancora arrampicarsi su una cassa per decifrare la scritta, l’aveva interpretata letteralmente e, con un misto di nausea e orrore, si era chiesta perché mai suo padre avesse scelto proprio la frase di un pazzo che mangiava libri.

  [Cornelia Funke, Cuore d’inchiostro.]


Please follow and like us:

[Racconto] La biblioteca di notte

Dopo parecchie settimane di fervente attesa, ieri è finalmente arrivato il risultato del concorso di scrittura a cui ho partecipato.
In poche parole, si trattava della seconda edizione di un concorso a premi bandito dalla mia scuola: i concorrenti dovevano inventare un racconto di max 10’000 battute che si riconoscesse nel tema “La biblioteca di notte”. L’idea, devo ammettere, mi sconfinferava non poco, perciò ho deciso di imbarcarmi in questa “impresa” per me del tutto nuova: sottoporre una mia storia a una commissione di professori che l’avrebbero letta e giudicata.
Con mia grande gioia e ancor più grande sorpresa, sono stata selezionata tra i 12 finalisti su circa altri 60 concorrenti… Mi piacerebbe anche potervi dire che ho sbaragliato tutti quanti e mi sono portata a casa la bellezza di 150€, ma purtroppo devo deludervi 😉
No, il mio racconto non è uscito vincitore… però volete mettere la soddisfazione di ricevere un attestato e soprattutto un libretto con stampato sopra un testo scritto da me?? È stato fantastico, credetemi, e in più mi ha dato la spinta per riprovarci l’anno prossimo. Sapete come si dice… “Ritenta e sarai più fortunato!” 🙂

Eccomi, dunque, a farvi leggere il racconto che mi ha portato in finale… ma vorrei che fosse chiaro fin dall’inizio che non ho deciso di pubblicare la mia storia online per sentirmi dire che sono bravissima, per vantarmi di aver superato gli altri concorrenti e via dicendo. Il fatto che il concorso sia terminato, infatti, non significa che lo sia anche la mia carriera di scrittrice (figurarsi… non è nemmeno cominciata, secondo me!), e dato che sono del parere che un testo possa essere sempre migliorato…
Be’, detto brevemente, scatenatevi pure; anzi, siate spietati, perché – come dimostra il fatto che sia arrivata in finale ma non prima o seconda – ogni vostra annotazione servirà ad affinare il mio stile… E chissà che l’anno prossimo non riesca a giungere più avanti?

Vi dirò che, rileggendolo a un mese abbondante di distanza dalla consegna, ho già un’idea di cosa vorrei migliorare all’interno del testo, ma desidero anche sentire il vostro parere: so per esperienza che è impossibile per un autore giudicare in modo oggettivo i propri scritti, perciò una serie di giudizi esterni mi saranno certamente d’aiuto.
In particolare, vi chiedo di darmi un parere sull’originalità della trama e dell’intreccio, sull’efficacia del finale (su cui mi sono arrivati pareri di tutti i tipi, spesso discordanti) e sullo stile in generale, e ricordate che accetto qualsiasi cosa: da “Sei un fenomeno, meritavi certamente di vincere” a “Smetti di scrivere e datti all’ippica, perché fai davvero pena!”
Detto questo, buona lettura… e mi raccomando, dateci dentro! 😉 Continue reading

Please follow and like us:

In my mailbox #7 – Acquisti libreschi

Avrei voluto scrivere e pubblicare un’altra recensione questa settimana, ma purtroppo mi sono comparsi una serie di impegni che non avevo programmato (incluso un racconto scritto in tutta fretta e consegnato in extremis per il concorso di scrittura bandito dalla mia scuola – su cui, se ci fossero novità interessanti, vi terrò informati) e la settimana è finita prima del previsto. In ogni caso ecco a voi i libri che si sono aggiunti in questi giorni alla mia libreria.

Continue reading

Please follow and like us:

Biblioteche Vs. Discoteche

Non so se conoscete il blog Una gatta tra i libri e non solo. Io sono virtualmente innamorata di questo piccolo spazio web, la cui proprietaria per me avrà sempre il volto di Renée, la portinaia di Rue de Grenelle che compare ne L’eleganza del riccio e che, nonostante in apparenza incarni alla perfezione lo stereotipo della portinaia scorbutica e teledipendente, in realtà è una bibliofila con i fiocchi. Credo siano stati proprio lei e il suo blog a darmi la spinta necessaria per aprire a mia volta il mio piccolo spazietto online, e anche a farmi capire che si può essere delle ottime persone pur essendo delle persone strane.
Spero, dunque, che la mia amica blogger mi perdonerà se prendo in prestito, naturalmente rielaborandolo, un suo articolo che io adoro, ovvero una piccola sfida tra – appunto – biblioteche e discoteche.
Che il duello abbia inizio!

In discoteca…

1. Si ascolta solo musica a palla (sempre che quell’insieme di rumori possa definirsi musica);

2. La gente è chiassosa;

3. Ci sono le luci psichedeliche che rovinano la vista;

4. Il portafogli soffre anche solo per una volta alla settimana;

5. C’è un’incredibile varietà di deretani e di ombelichi al vento – se va bene;

6. Tra bevute troppo abbondanti, maschietti un po’ troppo gasati, fumo e droga in quantità e soprattutto incidenti stradali provocati dalle cause precedenti, i morti ogni weekend non si contano;

7. Ci si rincitrullisce;

8. Ci si rovina definitivamente il cervello;

9. Se non sei vestito in un certo modo, sei fuori dalla festa;

10. Ci si “diverte” e ci si “gode la vita”;

11. Nascono amori che durano 30 secondi se va bene;

12. Ci sono solo alcolici, droghe e sigarette, e si passa una serata ballando (?), ubriacandosi, drogandosi e fumando;

13. Quando sei uscito, la mattina dopo, ti senti uno straccio – in tutti i sensi;

14. Infine, la discoteca è un luogo ostile, dove sai che entri ma non sai se uscirai vivo, sobrio, sano di mente o ancora vergine.

In biblioteca…

1. Cellulari, allarmi antifurto e bimbi rompiscatole a parte, c’è sempre silenzio;

2. Le persone sono silenziose, e comunque hanno rispetto per il bisogno di silenzio degli altri;

3. Almeno dalle mie parti, quando è possibile si usa la sana, gratuita e sempre disponibile luce del sole;

4. Non costa nulla entrarci e hai tutti i libri a disposizione senza dover pagare (naturalmente ci sono le multe per lo smarrimento della tessera o per i ritardi, ma basta farci un pelo di attenzione!);

5. Le persone, tranne rare eccezioni, girano vestite;

6. Tranne questo poveretto, in biblioteca non è mai morto nessuno;

7. Si accresce la propria cultura;

8. Il cervello è stimolato a imparare sempre di più;

9. Nessuno bada più di tanto a come sei vestito (basta che non puzzi come una pantegana, ovviamente!);

10. Ci si diverte e ci si gode la vita veramente;

11. Possono nascere amicizie durature;

12. Ci sono libri, film, cd e giornali per tutti i gusti, si può leggere, studiare o anche semplicemente starsene a passeggiare per gli scaffali in tutta tranquillità;

13. Esci (quasi) sempre soddisfatto;

14. La biblioteca, invece, è sempre un luogo accogliente, dove ti senti sempre a casa e dove entri ed esci in compagnia di libri, in compagnia di amici.

Please follow and like us:

Le leggi di Murphy in biblioteca

Di sicuro conoscerete più o meno tutti le celeberrime Leggi di Murphy. Da inguaribile ottimista, tendo sempre a vedere il lato positivo delle cose, ma ci sono delle volte in cui sembra davvero che, com’è vero che la fortuna è cieca, la sfiga invece ci veda ottimamente.
Ad ogni modo, questo articolo non è pensato per portare sfortuna, ma soltanto per farci quattro risate e per sdrammatizzare quando le cose sembrano mettersi davvero male. So che le Leggi di Murphy si possono applicare veramente su tutto, ma non mi sembra che nessuno abbia mai scritto nulla su ciò che può capitare mentre si è in biblioteca (correggetemi se sbaglio), perciò ho deciso di crearle io in base a ciò che mi è successo durante i miei blitz nel posto che adoro di più al mondo…

Ecco a voi, dunque,

Le Leggi di Murphy in biblioteca!

Legge principale: Se un libro ci interessa veramente, non riusciremo mai a prenderlo.

2. Non importa se un libro risulta disponibile per il prestito ininterrottamente per mesi: quando verrà il momento di andare in biblioteca, quel libro sarà stato dato a prestito al massimo 15 minuti prima del nostro arrivo.

3. Gireremo per tre volte in tutta la biblioteca alla ricerca del libro perduto per poi scoprire che lo avevamo avuto continuamente sotto gli occhi sullo scaffale delle novità.

4. Saremo sempre e comunque circondati da marmocchi rompiscatole, anche se ci troviamo nel reparto di metafisica o di biotecnologia.

5. Delle saghe composte da più volumi troveremo sempre e comunque il secondo e mai il primo.

6. Se per puro caso riuscissimo a trovarlo, sarebbe il secondo a mancare, e così via.

7. Saranno disponibili tutti i libri di un determinato autore, tranne – ovviamente – quello che ci interessa.

8. I libri che ci interessava leggere, ma che ci eravamo convinti a fatica ad acquistare pensando che sarebbero potuti trascorrere anni prima che l’ufficio prestiti si decidesse a comprarli, appariranno in biblioteca due giorni dopo che li abbiamo acquistati.

9. Il libro che ci interessa si troverà sempre nello scaffale più alto, fuori dalla nostra portata, oppure in quello più basso nell’angolino più impensato, o ancora ben nascosto tra due libri decisamente più voluminosi.

10. Qualsiasi fila sceglieremo per far registrare i libri sulla nostra tessera, sarà sempre la più lenta.

11. Se un libro è un best seller per il quale preferiremmo non regalare soldi al suo autore, non riusciremo a prenderlo a prestito nemmeno prenotandolo con due anni di anticipo.

12. Se per un qualche assurdo motivo riuscissimo a trovare tutti, ma proprio tutti i libri che ci interessavano, scopriremo al bancone prestiti che abbiamo lasciato a casa la tessera.

13. Se cerchiamo un libro in lingua originale, scopriremo che ne esiste solo la versione in vietnamita o in swahili.

14. L’unica volta che andremo in biblioteca senza controllare gli orari d’apertura, scopriremo che è il giorno di vacanza.

15. Ci sarà sempre qualcuno che ci osserva mentre giriamo tra gli scaffali, provocandoci non poco imbarazzo.

16. Tra i tanti computer messi a disposizione degli utenti per cercare i libri da prendere, non ce n’è sarà uno libero quando ne avremo bisogno.

17. In ogni caso, la tastiera avrà sempre problemi a scrivere.

18. Se nella nostra città esistono una biblioteca centrale più tante succursali, il libro che più ci interessa sarà solo nella biblioteca più lontana da casa nostra.

19. Se un libro è in “Prestito scaduto”, rimarrà tale per sempre.

20. Anche se un libro risulta disponibile, non riusciremo a trovarlo da nessuna parte (che sia stato fagocitato dal terribile fantasma delle biblioteche?).

21. Ogni volta che avremo preparato la nostra bella e dettagliatissima lista, stampata e ordinata per categoria in modo da non dover fare il giro dell’oca, la scorderemo a casa.

22. Ci ricorderemo dell’unico libro non in lista che ci interessava leggere una volta usciti dalla biblioteca.

23. Un libro nuovo ci metterà anni a comparire nella biblioteca, e quando comparirà ce ne saremo ormai dimenticati.

24. Se adocchieremo un libro che ci interessa, un qualche altro lettore ce lo fregherà sotto il naso.

25. L’allarme suonerà sempre, e tutti ci guarderanno male anche se non è chiaramente colpa nostra.

26. Quando vedremo un libro che ci interessa davvero tanto, non potremo prenderlo perché avremo già raggiunto il limite, e tra tutti i libri che avremo preso non ce ne sarà nemmeno uno che saremo disposti a sacrificare per il suddetto libro.

27. La coppia di piccioncini di turno si metterà a flirtare proprio tra i due scaffali dove dovrebbe trovarsi il libro che ci interessa, e ci guarderanno pure male per averli disturbati!

28. Al bancone dei prestiti, capiterà sempre e comunque la bibliotecaria più vecchia e arcigna di tutte, quella che ci guarderà bieca per tutto il tempo senza darci spiegazioni, come se fossimo nientemeno che una pisciatina di cane.

29. Quando restituiremo un libro con un qualche difetto, di cui noi non sappiamo nulla, la colpa sarà sempre nostra.

30. Se decideremo di fare una proposta d’acquisto riguardo a un certo numero di libri, l’unico che verrà acquistato sarà quello che meno ci interessa.

PS: neanche a farlo apposta, noto adesso che questo è il 17° post del blog…

Please follow and like us:

Un indovinello letterario…

Come intervallo dopo un articolo più serio, vi propongo questo indovinello-paradosso che ho trovato in rete, a mio parere davvero carino.

C’è un tale che possiede una biblioteca vastissima, migliaia e migliaia di volumi. Questa biblioteca ha solo un grave difetto: i libri non sono ordinati secondo alcun ordine logico, e ciò crea una gran confusione. Così, un giorno, questo tale decide di fare la cosa che aveva sempre rimandato: stabilisce che è ora di catalogare i suoi libri.
Essendo una persona molto precisa procede in questo modo: cataloga tutti i libri più volte, a seconda di criteri diversi. Per esempio, prima li cataloga per anno di edizione, poi li cataloga per argomento, poi per autore, per lingua, eccetera.
Per fare ciò, prende un registro (un catalogo, appunto) e comincia a segnare, per esempio, tutti i libri scritti prima del 1900; poi prende un altro catalogo e vi segna tutti i libri scritti dopo il 1900; poi un altro e vi scrive tutti i libri di storia; poi un altro, il catalogo di tutti i libri scritti in italiano; poi il catalogo di tutti i libri scritti in inglese; poi il catalogo di tutti i manoscritti, e via dicendo.
Alla fine di questo immane lavoro (svolto tutto a mano) si ritrova con un centinaio di cataloghi, e d’improvviso si rende conto che anche quelli sono fisicamente dei libri, libri che si sono aggiunti alla sua collezione e che quindi vanno catalogati anch’essi. E qui nota una cosa: alcuni cataloghi fanno parte dei libri che essi stessi catalogano, altri no.
Per esempio: il catalogo dei libri scritti in italiano è anch’esso un libro scritto in italiano, e quindi deve essere catalogato all’interno di stesso. In altre parole l’ultimo libro catalogato nell’elenco dei libri scritti in italiano è “il catalogo dei libri scritti in italiano”.
E sono tanti altri i cataloghi che rispettano questa regola, come il catalogo dei libri scritti dopo il 1900, che è a suoa volta un libro scritto dopo il 1900, e quindi si auto-cataloga; oppure il catalogo dei manoscritti è un manoscritto, quindi si cataloga anch’esso; e via dicendo.
Altri cataloghi invece non rispettano questa regola; per esempio: il catalogo dei libri di storia non è un libro di storia, quindi non va aggiunto in fondo all’elenco dei libri di storia; il catalogo dei libri scritti in inglese non è scritto in inglese, quindi non si cataloga; eccetera.
A questo punto il tale si accorge che manca solo una cosa alla sua opera per poterla ritenere completa: i due cataloghi finali: il Catalogo dei cataloghi che si catalogano e il Catalogo dei cataloghi che non si catalogano.
Prende due nuovi cataloghi e in uno segna tutti i cataloghi che si auto-catalogano, e nell’altro segna tutti i cataloghi che non si auto-catalogano.
Ed ora, per finire, deve solo decidere se questi due cataloghi finali si catalogano oppure no.
E qui viene il bello… infatti, mentre è logico che il Catalogo dei cataloghi che si catalogano si auto-cataloga, il problema sorge con l’altro, il Catalogo dei cataloghi che non si catalogano, perché se lo si auto-cataloga allora diventa un catalogo che si cataloga, e quindi non deve essere inserito nell’elenco essendo quello il catalogo dei libri che non si catalogano. Inoltre, se non lo inserisce diventa un catalogo che non si cataloga, e allora deve inserirlo, ma se lo inserisce diventa un catalogo che si cataloga, e allora deve toglierlo…
Secondo voi c’è una soluzione?

La biblioteca del tale...

Please follow and like us: