Le storie della nonna III

Come promesso, eccoci alla terza puntata della serie di post dedicati alla nonna Aurelia (le prime due sono qui e qui). Oggi tocca al terzo racconto della “trilogia” su Gesù e san Pietro, ma essendo questa storia la più corta delle tre, ho deciso di regalarvi un piccolo bonus, ovvero un’altra storia che non ha nulla a che vedere con le precedenti ma che, pur nella sua semplicità, mi ha sempre divertito, e desidero condividerla anche con voi.
Come al solito, spero che vi piacciano!

Gesù, san Pietro e il setaccio 

Un altro giorno, san Pietro domandò a Gesù: «Cosa possiamo prendere con noi oggi, durante il nostro giro?»
«Prendiamo il setaccio: sento che potrà esserci utile.»
I due uomini si misero in cammino per la campagna.

Giunsero nei pressi di una casetta piccola e graziosa in mezzo ai campi quando era ormai mezzogiorno, e Pietro propose a Gesù di chiedere ospitalità al proprietario della casa. Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchina dai candidi capelli.
«Oh, che Dio vi benedica!», esclamò la vecchietta quando li vide e dopo che ebbe accolto la loro richiesta. «Vi ospiterei più che volentieri, se solo mi poteste dare una mano a cucinare! Vedete, per poter preparare il pane devo togliere uno per uno tutti i granelli di crusca dalla farina usando un ago, ma ormai sono così vecchia che non vedo più bene, e ogni giorno che passa ho sempre più difficoltà a fare questo lavoro. Oh, se solo poteste aiutarmi…»
«Non preoccupatevi», le rispose Gesù. «Abbiamo la soluzione ai vostri problemi!»

Pietro tirò fuori il setaccio da sotto il mantello e lo mostrò alla vecchia. Poi lo appoggiò sul tavolo, prese una mangiata di farina e la poggiò sulla rete metallica.
«Adesso scuotetelo», ordinò Pietro.
La donna obbedì e rimase meravigliata quando vide che la crusca rimaneva tutta al di sopra della rete, mentre la farina, tutta bianca e soffice, finiva sotto.
«Come potrò mai ringraziarvi!», disse felice la vecchina. «Adesso finalmente potrò preparare il pane senza dover passare ore intere a pulire la farina!»

Allora Gesù e san Pietro poterono fermarsi a mangiare a casa sua, dopodiché ripresero il loro cammino in giro per il mondo.

I due vecchietti

Era domenica in un paesino di campagna, e la messa della sera era appena finita.
Tutti i fedeli uscirono dalla chiesa e si diressero verso le loro case; fu così che due vecchietti che non si erano mai visti prima si ritrovarono a dover percorre la stessa strada.

«E così», disse il primo, «anche un’altra giornata è finita.»
«Già», rispose l’altro. «Domani bisognerà tornare a lavorare.»
«Ma lei dove abita, scusi?»
«Io abito a Salvaterra.»
«Anche io abito a Salvaterra!»
«Oh, che bello, così potremo fare la strada insieme e ci terremo compagnia!»

Cammina e cammina…
«Io mi fermo qui: questa è la casa dove abito. Sa che la mia famiglia è così grande che spesso non mi ricordo più come si chiamano certi miei parenti?»
«Ma questa è anche casa mia! Come si chiama la sua famiglia?»
«Lambertini.»
«Anch’io sono un Lambertini!»
«E lei che mestiere fa? Io sono un fabbro.»
«E io faccio il vaccaro.»
«Ma tu guarda… Facciamo parte della stessa famiglia da quando siamo nati e ci siamo conosciuti soltanto da vecchi!»

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Le storie della nonna II

Bentornati alla seconda puntata della rubrica dedicata alla mia cara nonna, che ormai da un anno se ne è volata in cielo, e alle sue storie. Oggi tocca al secondo racconto della “trilogia” su Gesù e San Pietro (il primo, per la cronaca, lo trovate qui). Come al solito, vi auguro buona lettura.

Gesù, san Pietro e il gallo

Un giorno Pietro domandò a Gesù: «Oggi cosa prendiamo con noi, nel nostro giro?»
«Prendiamo il gallo», rispose Gesù, e i due se ne andarono in giro per il mondo con il loro gallo.
Cammina e cammina, arrivarono a un casolare di campagna in mezzo a campi di grano.
«È quasi sera», disse san Pietro, che teneva il gallo nascosto sotto il suo mantello. «Non faremo in tempo a tornare indietro prima di notte.»
«Chiediamo ospitalità a questi contadini, così potremo ripartire domattina», gli disse Ge­sù.

Un uomo uscì dal casolare e venne loro incontro.
«Siamo in viaggio e non sappiamo dove pas­sare la notte. Potremmo fermarci qui da voi?»
«Sì, sì, venite! Intanto mangiate un po’di pane e di polenta, e bevete un po’ di vino, poi potrete dormire nel fienile. La paglia è morbida e vi troverete bene. Domani mattina, però, dovreste svegliarci presto, perché dobbiamo trebbiare il frumento. Siamo molto stanchi e non vorremmo rimanere a letto.»
Pietro accettò volentieri questo incarico e se ne andò a riposare nel fienile insieme a Gesù.

All’alba, il gallo si svegliò e si stiracchiò le ali, poi drizzò il capo e gridò: «Chicchirichì! Chicchirichì!»
Il contadino si svegliò di soprassalto nel suo letto, si alzò e chiamò i suoi compagni: «Avete sentito? Cos’è questo verso? Non ho mai sentito nulla di simile!»
Il gallo cantò ancora: «Chicchirichì! », e i contadini, che si erano svegliati tutti, si prepararono a trebbiare il grano.
A quel punto Pietro prese il gallo in braccio, scese con Gesù dal fienile e raggiunse i contadini, poi mostrò loro la strana bestia, dicendo che il suo nome era “gallo”. Pietro domandò: «Avete delle galline?»
«Sì, che le abbiamo!», risposero quelli.
«Portatelo là con le galline e vedrete che il gallo starà bene in loro compagnia.»
Il contadino portò il gallo nel pollaio: le galline, felici, cominciarono a fargli festa, e il gallo tutto con­tento cantò ancora: «Chicchirichì!»

Gesù disse ai contadini: «Vi voglio aiutare a trebbiare. Portate fuori tutto il frumento!»
«Non si può, è troppo: lo dobbiamo trebbiare poco per volta!»
«No, portatelo tutto. Fate come vi dico io», ordinò Gesù.
I  contadini non si fidarono del tutto di quell’uomo sconosciuto, perciò misero solo metà del frumento sull’aia.
Gesù disse a Pietro: «Hai una scatola di fiammiferi? Accendi il frumento ai quattro angoli dell’aia.»
Pietro obbedì.
II Signore stese le mani e pronunciò: «Il locco nel loccaio [in dialetto reggiano al locc indica il “materiale di scarto” che deriva dalla trebbiatura], il grano nel granaio, la paglia nel pagliaio!»
A quelle parole, locco, paglia e grano sparirono alla vista dei contadini e andarono a raccogliersi nel posto loro assegnato.
I contadini restarono a bocca aperta per la meraviglia. Ringraziarono tanto il Signore, ma Ge­sù raccomandò loro: «Badate di non fare come ho fatto io, perché voi non ne siete capa­ci!»
I contadini, tutti felici, pensarono: «Guardate che bello! Adesso abbiamo imparato anche noi a trebbiare senza far fatica!»

Gesù e Pietro salutarono e pian piano se ne andarono, ma Gesù decise di fermarsi, perché sapeva cosa stavano per fare.

I contadini, infatti, corsero in fretta a mettere tutto il frumento sull’aia.
«Dai, accendi il fuoco come ha fatto quello là!»
Uno accese i quattro angoli del mucchio di grano e l’altro ripeté la formula: «Il locco nel loccaio, il grano nel granaio, la paglia nel pagliaio!»
Ma non accadde nulla, e le fiamme si alzarono e cominciano a bruciare tutto, distruggendo il frumento…
«Aiuto, aiuto! Brucia tutto il grano!» gridarono i contadini mentre fissavano la scena disperati.

Fortunatamente, videro che Gesù stava tornando nell’aia: si avvicinò alle fiamme, alzò le mani e ripeté la formula. Accadde come la prima volta: tutto – locco, paglia e grano – andò al suo posto.
«Ve l’avevo detto che voi non sareste stati capaci!», li rimproverò Gesù.
I contadini ringraziarono Gesù e promisero di non provare mai più a fare quel che aveva fatto lui: avevano imparato la lezione.

Gesù e san Pietro, allora, poterono riprendere il loro cammino in giro per il mondo.

 

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