I luoghi comuni sui lettori

Un altro testo interessante che ho trovato, come al solito, gironzolando su internet è stata una divertente serie di luoghi comuni su noi lettori. Ve li propongo, con relativi commenti della sottoscritta.

1) I lettori hanno il comodino zeppo di libri;

Al momento non ce n’è nemmeno uno, ma fino a pochi giorni fa era zeppo di libri della biblioteca: il fatto è che, partendo per le vacanze, ho dovuto restituirli, ma normalmente ne trovate anche sette o otto, tutti stipatissimi.

2) I lettori leggono ovunque, anche (a volte soprattutto) in bagno;

Ebbene sì, vero anche questo. Ci sono certi libri, poi, che sono talmente belli che è un vero piacere leggerli mentre si è in bagno: aiutano a fare i propri bisognini in modo incredibile! ^^

3) I lettori odiano (o guardano assai di rado) la televisione;

Se per televisione s’intendono anche i DVD e le puntate di Merlin e di vari telefilm che mi sono registrata, allora no, perché li guardo abbastanza spesso. Ma alla televisione vera e propria non mi dedico davvero quasi mai – eccezion fatta per lo Zecchino d’Oro, Takeshi’s Castle – quando c’è – e ogni tanto Paperissima.

4) I lettori hanno la testa fra le nuvole;

Le mie professoresse di arte e di storia ne sanno qualcosa…

5) I lettori attaccano a parlare di libri non appena si presenta l’occasione giusta;

Questo no. Dipende dalle persone con cui mi trovo, ma di solito evito, perché dalle mie parti parlare di libri non è carino

6) I lettori accumulano materiale da leggere e non riescono mai a starci dietro;

Be’, tra il Melbook Store e l’Orlando Curioso (la mitica libreria di libri usati di Reggio Emilia) ultimamente ne accumulo tanti… forse troppi. Prima o poi li leggo tutti, però.

7) I lettori sono un po’ snob, e si ritengono superiori ai non-lettori;

E come non esserlo, scusate? XD Il guaio è che ci sono un sacco di non-lettori che per un qualche assurdo motivo si credono superiori ai lettori, e sono proprio questi che mi danno maggiormente sui nervi. Mi basta pensare a un mio caro (?) amico che inizia con la B per avere istinti assassini…

8 ) I lettori vengono colti da crisi compulsive nelle vicinanze di una libreria;

Questo è risaputo: tutte le volte che passo vicino a una libreria/biblioteca devo mollare tutto perché sento il richiamo dei libri – non sto scherzando, lo sento davvero!

9) I lettori sono esterofili;

Ma anche no, dai… Noi italiani, del resto, abbiamo degli scrittori e delle opere che tutto il mondo ci invidia, ma per quanto riguarda in modo particolare il fantasy ammetto di preferire più che altro quelli stranieri.

10) I lettori vorrebbero a loro volta scrivere un romanzo di successo;

No, io non vorrei… io lo sto scrivendo! XD

11) I lettori hanno almeno un parente stretto che li prende in giro per la loro passione;

Più che altro sono sempre dietro a dirmi: “Ma tu leggi sempre?!?”

12) I lettori amano fare sfoggio di cultura;

Ma quale sfoggio di cultura! Oggi, semmai è il contrario: vince chi dà prova di essere il più ignorante!

13) I lettori hanno una lista (perlopiù mentale) di libri preferiti, che aggiornano assai di rado;

Questa proprio no. Cioè, ho una lista di libri da cercare in biblioteca, senza contare quella dei Desideri su aNobii, ma è sempre ultradettagliata e aggiornatissima.

14) I lettori difficilmente cambiano idea su un libro;

Anche questa no. Non ci crederete, ma quando compii 13 anni mi regalarono L’erede di Ahina Sohul e in un primo tempo lo adorai letteralmente (della serie “Ma è bellissimooooo!!!11!!!1!”), fino a quando non scoprii il Duello tra Elisa Rosso e Princess, che mi fece cambiare idea da così a così…

15) I lettori vanno (o andavano) male in matematica, ma prendono (prendevano) buoni voti nelle materie umanistiche.

In verità no, sono più o meno stabile sia in italiano che in matematica. Ok, quest’anno in quest’ultima sono andata dal 4½ al 9, mentre l’anno scorso dal 5/6 al 10 e lode; e in italiano ho preso una sfilza di 6 da settembre a marzo, poi mi sono ripresa e da quel momento ho preso solo 8 e 9, ma entrambe le materie mi piacciono.

16) I lettori hanno gli occhiali, anche se a volte li nascondono;

Li ho avuti fino ai 12 anni, poi ho smesso.

17) I lettori sono sfigati e/o poco pragmatici.

Se essere sfigata significa amare la lettura, allora sono più che felice di esserlo!

E io aggiungo…

18) I lettori sognano sempre di incontrare i personaggi dei loro libri e vorrebbero entrare dentro tutte le loro avventure preferite.

Cosa darei per farmi un giretto a Librandia, la favolosa Città dei libri sognanti dall’omonimo romanzo di Walter Moers!

19) Per i lettori la loro passione è al primo posto, anche se ciò dovesse costare loro delle prese in giro.

E in questo caso, non capita di rado che scorra il sangue di chi ha osato prendere in giro un lettore…

20) I lettori si incavolano quando certi libri orrendi vengono spacciati per capolavori.

Hai sentito, caro Eddino Glitterino?

Please follow and like us:

Scrittori si nasce o si diventa?

Si tratta di una domanda da un milione di dollari, su cui tutti continuano a sbattere la testa sopra da anni senza mai riuscire a trovare una risposta abbastanza soddisfacente: scrittori si nasce o scrittori si diventa? Esiste un gene particolare o comunque un qualcosa che renda fin dalla nascita destinati a diventare autori e a pubblicare libri?

Non è facile trovare una soluzione sempre valida a questo quesito, anche perché ho notato un fatto piuttosto bizzarro: chi è riuscito a pubblicare, chi si può ormai definire a tutti i diritti “scrittore”, sostiene di essere nato tale; viceversa, chi invece è ancora in fase di scrittura sostiene il contrario, cioè che scrittori si diventa. L’autrice Chiara Strazzulla, per esempio, dichiara in una presentazione del suo libro Gli eroi del crepuscolo che «scviveve non è una cosa che s’impava, è una cosa che ti viene: è come uno stavnuto, è come una visata, ti esce, pevché è lì; devi pigliave una penna e scviveve.»
Essendo io un’appartenente alla seconda categoria – quelli che non hanno pubblicato e che quindi “scrittori si diventa” –, il mio come al solito è un giudizio di parte, e non neutrale come dovrebbe essere; ma dopo avervi riflettuto a lungo penso di essere arrivata a una risposta che possa essere accettabile. Ovviamente, come al solito si tratta di un “secondo me”, che può essere condiviso o meno, ma spero comunque che vi troviate d’accordo con me.

Scrittori, dunque, si nasce o si diventa?
La teoria che ho elaborato (sto iniziando a parlare come uno scienziato che sta illustrando le sue sensazionali scoperte ai colleghi… aiuto, fermatemi!) non si sbilancia né da una parte né dall’altra, ma rimane più o meno stabile nel mezzo.
Mi spiego. Credo sia inutile negare che, tra i tanti scrittori che si trovano in libreria, alcuni di essi possiedano una marcia in più, un qualcosa, appunto, che ce li fa amare particolarmente. Una cosa del genere, per esempio, mi è capitata quando ho scoperto per caso Hyperversum di Cecilia Randall: mentre lo leggevo, provavo la sensazione che per la Randall scrivere fosse la cosa più naturale del mondo, proprio come uno starnuto o una risata. Lei riusciva a dare vita ai suoi personaggi facendoli sentire vivi e facendo sentire me come se stessi camminando, parlando o combattendo al loro fianco. Oppure, mi è successa la stessa cosa mentre leggevo Wingsworld, romanzo del giovane Francesco Ruccella, che nonostante fosse scritto da far venire le lacrime agli occhi mi dava l’impressione che l’autore possedesse una bravura innata nel narrare storie – sebbene, ripeto, per quanto riguarda lo stile quel libro fosse totalmente da buttare.
Questo qualcosa, signori miei, è il talento: la capacità di far emozionare, di “catturare” chi legge all’interno della storia, che magari possiede uno scrittore alle primissime armi con la licenza elementare che non sa nemmeno cosa siano le regole di grammatica, mentre chi ha passato la vita a studiare la lingua e la letteratura non riesce a raggiungere nemmeno con anni di esercizio. È questo il talento nello scrivere, ed è questo che rende certi testi più gradevoli di altri, e credo che sia anche questo che spinge certi autori a cominciare a scrivere già in giovane età, per poi continuare anche da adulti.
Il talento, purtroppo, non è una cosa che si può comprare o acquistare nel tempo: con il talento ci si nasce o non ci si nasce, e se lo si possiede bisogna solo ringraziare Dio o i vostri genitori (dipende se ci credete o no =] ) per avercelo regalato.

Ma a questo punto siamo arrivati a porci una domanda ancora più difficile: nascere con più o meno talento per la scrittura vuol dire nascere scrittori? Ed è qui che cominciano i guai, perché molti tendono a fare una grandissima confusione quando si parla di questo.
Dico subito come la penso, dunque: no, assolutamente no. Secondo me, non è affatto vero che il talento con cui si nasce basti da solo a rendere scrittore un “comune mortale”.
Come mai dico questo? Be’, per il semplice fatto che il talento nudo è crudo non insegna a scrivere: per chi ha talento sarà più facile, ma le regole necessarie per scrivere bene (abbastanza bene per essere considerati scrittori bravini) non le può insegnare nemmeno tutto il talento del mondo.
Vediamo un esempio sulla nostra cara Elisa Rosso: lei ha talento per la scrittura? Un pizzichino diciamo pure di sì, perché nonostante il suo libro sia un fallimento sotto tutti gli aspetti, nessuna 12enne priva di talento innato un bel giorno si metterebbe a scrivere un romanzo di punto in bianco, e in ogni caso il suo stile fin troppo semplice e diretto ha saputo farsi amare dalla quasi totalità della componente under 18 dei suoi lettori. Se fosse vero, però, che il talento per lo scrivere rendesse automaticamente scrittori, la sua innata predisposizione per la scrittura le avrebbe evitato anche tutti gli errori grossolani che ha commesso durante la stesura del Libro del Destino. Cosa che – basta leggere una pagina a caso del libro per accorgersene – non è successa.
Io stessa ho iniziato a scrivere a 13, ma, talento o no, per me imparare a scrivere non è stata affatto una cosa istintiva. Scrivere mi è venuto naturale fin dal primo momento, ma se adesso rileggo le mie prime storie mi viene seriamente da prendermi a sberle. E questo non perché fossero scritte male, ma perché erano zeppe di ingenuità mostruose e di tanti altri difetti.

Il problema del talento, infatti, è proprio questo: ti rende più facili le cose, ti dà una marcia in più, ma non ti insegna in automatico tutto ciò che c’è da sapere per scrivere bene. Nascere con talento, ahimè, non vuol dire “nascere imparato”, ed è questo che gran parte degli scrittori che si credono a posto solo perché “loro c’hanno il talento” proprio non vuole mettersi in testa.
Il talento insegna la grammatica? Insegna che mostrare una scena mentre si scrive è sempre meglio che limitarsi a raccontarla? Insegna a caratterizzare a dovere i personaggi di una storia? Insegna a usare uno stile diretto e mai pesante? Pare proprio di no, leggendo i libri di certi sedicenti esperti di talento, che avranno pure facilità nello scrivere, ma che poi scrivono lo stesso come marmocchi delle elementari (senza offesa per questi ultimi, ovviamente).

Un altro esempio che calza a pennello, essendo io tra le tante cose amante della musica classica, viene pensando a Mozart: credo che nessuno possa negare che un bambino di soli tre anni seduto alla tastiera abbia talento per la musica… eppure, i brani composti da bambino fanno sognare quanto quelli creati da adulto?
Ascoltate, per esempio questo minuetto composto a 5 anni (seppur con delle figurazioni davvero carine, puor moi) e una delle mie musiche preferite, la Marcia Turca, creata a più di 20.

Non notate una leggerissima differenza?
Se anche non foste esperti di musica classica, vi assicuro che non c’è nemmeno paragone tra le prime composizioni e le ultime. E perché succede questo? Semplice: un musicista di tre anni, così come uno scrittore di dieci, non può avere per forza di cose la stessa conoscenza di uno di venti o di trenta. Continuando a suonare, o a scrivere, per anni, si acquisiscono abilità che prima non si possedevano, si diventa più maturi, si acquista esperienza.
Oltre all’esperienza, naturalmente, servono delle regole, che deve insegnare qualcun altro, visto che il talento da solo non è in grado. Ed è questo che giustifica i corsi e i manuali di scrittura creativa: insegnano dei metodi di scrittura, suggeriscono tecniche e forniscono esempi, senza i quali non si può scrivere bene.

Tornando alla domanda che dà il titolo a questo articolo, dunque, scrittori non si nasce: si può nascere, come ho già detto, con più o meno talento, ma nascere con talento non vuol dire nascere scrittori; possedere doti innate non è condizione sufficiente per essere già buoni narratori. Una buona dose di talento può sempre essere d’aiuto, perché rende le cose più facili, ma un talento non coltivato con esperienza e con tecnica è un talento sprecato.

Per concludere, scrittori si può nascere? Sì, ma non nel senso che a volte ci ritroviamo con dei novelli Manzoni ancora nella culla, venuti al mondo già con la penna in mano: alcuni nascono con abilità innate, ma è sbagliato, solo perché si possiede talento, sentirsi già così bravi da non aver bisogno né di regole né di esperienza.
Quindi, tranquillizzatevi, cari scrittori ancora non pubblicati: c’è speranza anche per chi non ha particolari talenti, perché per fortuna le regole esistono per tutti, e non sono per quelli che “nascono” bravi. 😉

Please follow and like us: