Sugli oroscopi

Durante gli ultimi giorni di scuola, si sa, non è facile che una classe abbia ancora energia (e voglia) a sufficienza per stare attenta alla lezione del professore di turno, perciò, almeno delle mie parti, spesso si finisce di chiacchierare del più e del meno. Nel caso specifico, dopo vari discorsi arzigogolati siamo giunti a parlare dell’argomento “Oroscopi”… e subito nel mio brillante cervellino ha iniziato a ronzare un’idea che ben presto ha deciso di finire trascritta su un foglio di quaderno, per poi essere battuta al computer. Ecco a voi, dunque, un articolo che parla proprio di oroscopi, e in particolare delle motivazioni che dopo svariate riflessioni mi hanno portato a concludere che:

a) gli oroscopi sono una cretinata a dir poco gigantesca;

b) chi ci crede è scemo.

Ma non fatevi ingannare da codeste affermazioni in apparenza così drastiche: se continuate a leggere, vi esporrò immediatamente il mio punto di vista. Come faccio spesso anche nei temi scolastici, argomenterò il mio pensiero per punti, in modo da essere il più chiara e schematica possibile.

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San Valentino, festa degli innamorati (ovvero una scusa per parlare d’amore)

Vedo e prevedo che, dopo che avrò premuto il tasto “pubblica”, questo post riceverà una sfilza di commenti riassumibili in:

Sei una sfigata senza vita sociale che si rode lo stomaco dall’invidia per il fatto che il 90% delle sue coetanee abbia già da tempo il fidanzato, mentre lei non perda neanche tempo a cercarlo.

Non nego che possa sembrare strano che una quasi diciassettenne del 2012 non sia mai stata fidanzata, né che sia un tantino di parte esprimere pareri del genere da parte di una single, ma questo piccolo pensiero bizzarro che sto per illustrarvi mi sfrigolava in testa già da un po’ di tempo, e si dà il caso che la data odierna gli abbia dato l’input per essere riprodotto su carta (o sui pixel dello schermo, se preferite).
Quindi ecco a voi le mie riflessioni assolutamente personali su una festa che, sebbene nata con i più nobili intenti, si è purtroppo ridotta a un’insignificante trovata per trasformare una cosa (che dovrebbe essere) bella e personale come l’amore in una specie di show senza senso.

Prima di tutto, non ho potuto fare a meno di notare che, da quattro settimane fa a oggi, c’è stato un considerevole aumento di nuovi fidanzamenti all’interno del giro delle mie conoscenze. Sarà un caso che, giusto nel mese antecedente a San Valentino, ci sia stata una specie di corsa alla ricerca del futuro partner? Non saprei, ma si tratta di un fenomeno che osservo già da alcuni anni (diciamo dalle medie). Ma non sono qui per dare soddisfazione a quei simpaticoni che non aspettano altro che le solite accuse stereotipate verso il povero San Valentino, perché è risaputo che Pensieri d’inchiostro è un blog dove i luoghi comuni sono combattuti a spada tratta. Quindi no: non starò ad annoiarvi con i classici

è una festa commerciale

meglio soli che male accompagnati

l’amore non si festeggia un solo giorno, ma per tutto l’anno

e chi più ne ha più ne metta… anche perché, vorrei far notare, non sto criticando San Valentino, ma l’uso bislacco che molti innamorati e finti tali sembrano fare di San Valentino. Continue reading

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Ricordi d’infanzia

Qualche giorno fa ho approfittato di una momentanea indisposizione (mal di testa, nausea e brividi, anche se niente febbre) per togliermi una voglia che tanto sapeva di nostalgia: riguardarmi alcuni tra i cartoni animati che hanno accompagnato la mia infanzia.
Mentre mi godevo ancora una volta le avventure di Mulan, della Sirenetta e del Gobbo di Notre-Dame della Walt Disney non ho potuto fare a meno di notare quanto sia cambiato il mio modo di vedere le cose rispetto a quando ero piccola. E, naturalmente, da questo è nato uno dei miei soliti pensieri bizzarri, da cui a sua volta è venuto fuori questo post breve e nostalgico che spero apprezzerete.

Inizio questa riflessione dicendo che verso i sette anni mi ero presa una vera e propria cotta (la prima di una lunga serie, di cui quella per il clan Hamato è solo l’ultima della lista) per Hercules. Non esagero: ricordo che in quel periodo, se non guardavo Hercules almeno una volta alla settimana non ero contenta, e che ogni occasione era buona per inventarmi storie in cui i protagonisti erano gli dei dell’olimpo. Credo sia stato proprio grazie a questo se adesso, tra le tante cose, sono appassionata di mitologia… ma non divaghiamo.
Ho perso davvero il conto di quante volte ho guardato quel film. Nonostante l’abbia visto decine e decine di volte, però, ora che ci sono tornata sopra dopo diversi anni mi sono resa conto di non averlo mai capito del tutto.
Per esempio, non avevo mai compreso come mai nel film Tebe viene chiamata “La grande oliva”, non mi ero accorta del messaggio subliminale che c’è all’inizio, durante la canzone delle Muse (“Uhu, mi piacerebbe fare della dolce musica con il suo…”), ma soprattutto non avevo notato i numerosi riferimenti alle altre opere: la bibita “Herculade”, la carta di credito “Grecian Express”, la statua colpita da Hercules che si trasforma nella Venere di Milo, la testa di leone con le fattezze di Skar, i vari richiami a celebri film o canzoni…

Ora sappiamo come mai la Venere di Milo è senza braccia: tutta colpa del sasso lanciato da Herc! ^^

In poche parole, a distanza di parecchi anni questo film, che credevo di conoscere così bene, mi è apparso molto diverso da come me lo ricordavo: ci sono dettagli che erano passati inosservati, aspetti della storia che mi erano sfuggiti – a partire dall’intreccio, che posso dire di aver compreso a fondo soltanto ora.
Hercules, naturalmente, non è stato il solo a farmi questo effetto: di recente ho avuto occasione di riguardarmi anche molti altri cartoni, come Tarzan, Aladdin, Cenerentola e così via, e in tutti quanti ho trovato qualcosa di nuovo, che da piccola non avevo visto.

Credo che la Walt Disney sia stata particolarmente brava in questo: in tutti i film – ora che sono più grandina me ne rendo bene conto – ci sono molteplici livelli di comprensione, da quello per i più piccoli, che si limitano alla storia in sé e alle canzoncine (chiedetemene una a caso e ve la so cantare almeno per metà, garantito), a quello per i più grandicelli, già in grado di cogliere le varie “strizzatine d’occhio”.
Questo, secondo me, è un aspetto un po’ negativo e un po’ positivo: negativo perché, a mano a mano che l’infanzia si allontana, tutti noi finiamo col perdere la nostra “beata innocenza” e iniziamo a vedere le cose secondo degli schemi prefissati e dettati dalle regole del mondo, e non più con la spontaneità tipica dei bambini; nonostante questo, però, è sempre bello rituffarsi nella propria infanzia per vedere come è cambiato il nostro modo di vedere le cose e, magari, rimpiangere quello che avevamo da piccoli. Dopotutto, vivere significa crescere, quindi sarebbe un guaio se rimanessimo sempre neonati! 😉

Concludo questo articolo molto nostalgico con una domanda… ma solo io ero letteralmente terrorizzata dalla risata diabolica di Ursula? O_O

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