San Valentino, festa degli innamorati (ovvero una scusa per parlare d’amore)

Vedo e prevedo che, dopo che avrò premuto il tasto “pubblica”, questo post riceverà una sfilza di commenti riassumibili in:

Sei una sfigata senza vita sociale che si rode lo stomaco dall’invidia per il fatto che il 90% delle sue coetanee abbia già da tempo il fidanzato, mentre lei non perda neanche tempo a cercarlo.

Non nego che possa sembrare strano che una quasi diciassettenne del 2012 non sia mai stata fidanzata, né che sia un tantino di parte esprimere pareri del genere da parte di una single, ma questo piccolo pensiero bizzarro che sto per illustrarvi mi sfrigolava in testa già da un po’ di tempo, e si dà il caso che la data odierna gli abbia dato l’input per essere riprodotto su carta (o sui pixel dello schermo, se preferite).
Quindi ecco a voi le mie riflessioni assolutamente personali su una festa che, sebbene nata con i più nobili intenti, si è purtroppo ridotta a un’insignificante trovata per trasformare una cosa (che dovrebbe essere) bella e personale come l’amore in una specie di show senza senso.

Prima di tutto, non ho potuto fare a meno di notare che, da quattro settimane fa a oggi, c’è stato un considerevole aumento di nuovi fidanzamenti all’interno del giro delle mie conoscenze. Sarà un caso che, giusto nel mese antecedente a San Valentino, ci sia stata una specie di corsa alla ricerca del futuro partner? Non saprei, ma si tratta di un fenomeno che osservo già da alcuni anni (diciamo dalle medie). Ma non sono qui per dare soddisfazione a quei simpaticoni che non aspettano altro che le solite accuse stereotipate verso il povero San Valentino, perché è risaputo che Pensieri d’inchiostro è un blog dove i luoghi comuni sono combattuti a spada tratta. Quindi no: non starò ad annoiarvi con i classici

è una festa commerciale

meglio soli che male accompagnati

l’amore non si festeggia un solo giorno, ma per tutto l’anno

e chi più ne ha più ne metta… anche perché, vorrei far notare, non sto criticando San Valentino, ma l’uso bislacco che molti innamorati e finti tali sembrano fare di San Valentino. Continue reading

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Recensione: Ho bisogno di un tom tom

Non so cosa sia ben successo, ma sembra che la nevicata di questi giorni mi abbia tolto quasi tutte le energie, anche se è riuscita a farmi tirare almeno un po’ il fiato tra le tante cose a cui devo tenere dietro in questo periodo. In ogni caso, ecco a voi la prossima recensione del progetto.

Titolo: Ho bisogno di un tom tom
Autore: Adriana Pasetto
Genere: diario, riflessivo, sentimentale
Editore: Booksprint
Pagine: 88
Anno di pubblicazione:  2011
ISBN: 9788865954966
Prezzo: €14,10
Formato: brossura
Valutazione:  

Ringrazio l’autrice per avermelo inviato in formato ebook. 

Blog dell’autrice, Sito del libro, su Booksprint.it, su aNobii, su Facebook, su Amazonbooktrailer, leggi un estratto

La prima opera di una giovane ragazza che sta diventando donna. O semplicemente sta crescendo. Combattuta tra l’essere un’eterna sognatrice e il dover diventare obbligatoriamente un essere umano più razionale. “Un diario non datato e spensierato di una ragazza d’oggi. Pensieri confusi che si rincorrono senza indicare i giorni di vita ma le emozioni vissute. Idee improbabili e talvolta impossibili che vagano nell’aria attorno. O si respirano o si lasciano cadere nel vuoto. O si vivono o si sfuggono.” Storie o meglio vaghi pensieri della vita quotidiana, vissuta nascosta, in un mondo dentro sé che in pochi conoscono: un nuovo accesso al suo cuore per la prima volta permesso anche al di fuori dei pochi eletti. Un viaggio mentale tra l’amore, il dolore e le ingiustizie.“Da quando aveva incontrato la sua anima ancora non era riuscita a vivere nel suo profondo un attimo di noia, nonostante conoscessero una dell’altra rituali ben più intimi che a pochi era dato conoscere. Forse semplicemente si erano osservate bene, si erano studiate, non vedendo che all’epoca si erano già innamorate.” Un passaggio dentro a quel muro che aveva sempre scelto di tenere come invalicabile e che ora lasciava invece oltrepassare a tutti, aspettando un giudizio che non aveva mai voluto udire. Uno spiraglio di mondo in un arco di vita. Un’opera intimistica priva di velleità artistiche.

Come trovate scritto sul simpatico post-it “appuntato” in copertina, il libro di cui parleremo in questa recensione ci viene presentato come un «diario non datato e spensierato di una ragazza di oggi»… che però, a mio parere, non rappresenta quasi nulla di ciò che si trova effettivamente nel libro. Anzi, secondo me, è addirittura fuorviante: in primis, “spensierato” è davvero un aggettivo poco adatto, dato che l’intero racconto riporta i pensieri e le riflessioni dell’autrice; inoltre, di primo acchito sembra comunicare ironia, di cui però vi è traccia dentro al libro.
Insomma, a lettura ultimata è tuttora un mistero come mai siano stati scelti un’immagine e soprattutto un titolo del genere, dato che l’idea evocata dalla copertina è del tutto diversa da quel che poi vi si trova effettivamente all’interno, ma non ho voglia di soffermarmi troppo sull’aspetto estetico del nostro «diario», perciò procediamo. Continue reading

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Pensieri sul terremoto

In questi giorni la vita è stata più turbolenta del solito: come alcuni di voi avranno intuito, mi sto riferendo alla serie di scosse e scossine di terremoto che a partire da mercoledì scorso stanno scuotendo il nord Italia, e che hanno continuato fino a poche ore fa. Non certo da rimanere sepolti sotto le macerie, ma 5 gradi della scala Richter non sono comunque pochi: erano parecchi anni, perlomeno, che non me ne ricordavo di così forti.
Non mi considero una ragazza impressionabile che si fa prendere dal panico facilmente, ma quando la terra mi trema sotto i piedi è difficile anche per me rimanere impassibile.
Mercoledì, per esempio, quando è successo mi trovavo a scuola: per me e per i miei compagni era la prima volta che ci trovavamo a dover evacuare durante le lezioni, ed è forse per questo che la tensione, dalle mie parti, non è stata poca. Anche dopo essere scesi in cortile, aver constatato che eravamo tutti vivi e aver scherzato un poco per smorzare l’ansia (per esempio riguardo al fatto che la scossa avesse centrato, in tutta la spiegazione di fisica, il momento esatto in cui ormai avevamo rinunciato a capirci qualcosa), la tremarella ha continuato per un bel po’.
E l’altro ieri – dopo essermi illusa per tutto giovedì che finalmente avesse finito – la storia è ricominciata, più forte. Il fatto che l’abbia sentita di meno, nonostante quel paio di gradi in più della scala Richter, è dovuto al mio adorato Ludwig van Beethoven… No, non sto delirando, e vi spiego subito il perché. Continue reading

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